Dopo la nascita avete registrato il bambino con un nome, ma ora siete pentiti della scelta. Oppure, da adulto, senti che il tuo nome non ti rappresenta più. In Italia è possibile cambiare nome dopo la nascita?
La risposta è sì, ma con modalità e requisiti precisi. Non è una procedura semplice come cambiare numero di telefono, ma è possibile e in alcuni casi è la scelta giusta.
La normativa di riferimento è il DPR 3 novembre 2000, n. 396 (Ordinamento dello stato civile), in particolare gli articoli 89 e 95. La legge distingue tra due tipologie di intervento sul nome:
Se i genitori si rendono conto, nei giorni o mesi successivi alla nascita, di voler modificare il nome del figlio, possono farne richiesta. La procedura prevede che i genitori presentino una domanda al Prefetto della provincia in cui è iscritto l'atto di nascita.
Il Prefetto valuta la richiesta tenendo conto dei motivi addotti e dell'interesse del minore. Se la richiesta è ritenuta fondata, viene emesso un decreto prefettizio che autorizza la modifica, e il Comune aggiorna i registri dello stato civile.
Non esiste un termine preciso entro cui fare la richiesta, ma è evidente che prima si agisce, meno complicazioni si creano sul piano pratico (documenti, iscrizioni scolastiche, ecc.).
Una persona maggiorenne che desidera cambiare il proprio nome può presentare domanda al Prefetto della provincia di residenza. La domanda deve essere motivata: non è sufficiente affermare che il nome non piace, ma è necessario indicare ragioni concrete che giustifichino la modifica.
Le ragioni più comunemente accettate includono:
Il Prefetto può accogliere o respingere la domanda. In caso di accoglimento, il decreto viene trasmesso al Comune di nascita e al Comune di residenza per l'aggiornamento dei registri.
I tempi della procedura variano da provincia a provincia, ma si calcolano in genere in diversi mesi. Non si tratta di un cambiamento immediato.
Dal punto di vista dei costi, la domanda è soggetta a imposta di bollo e a eventuali diritti di segreteria. Una volta ottenuto il decreto prefettizio, tutti i documenti di identità devono essere aggiornati: carta d'identità, passaporto, codice fiscale, patente. Questo comporta ulteriori costi e tempo.
Una volta che il nome è stato ufficialmente modificato, il nuovo nome diventa quello legale a tutti gli effetti. Tutti i documenti ufficiali devono essere aggiornati, e i documenti precedenti con il vecchio nome cessano di essere validi.
Dal punto di vista pratico, questo significa dover aggiornare: carta d'identità, passaporto, patente di guida, codice fiscale, tessera sanitaria, documenti bancari, contratti di lavoro e qualsiasi altro documento che rechi il nome della persona.
La procedura esiste per chi ne ha un bisogno reale. Non è pensata per chi ha semplicemente cambiato gusto, ma per chi vive un disagio concreto e duraturo legato al proprio nome.
Per i genitori che si sono pentiti della scelta nei giorni immediatamente successivi alla nascita, il consiglio è di agire rapidamente, prima che il nome si consolidi in documenti e ricordi. Più tempo passa, più la modifica diventa complicata sul piano pratico.
Per chi invece porta un nome da anni ma non si è mai sentito rappresentato da esso, la procedura è percorribile ma richiede una valutazione attenta dei motivi e un percorso burocratico non trascurabile.
In ogni caso, prima di intraprendere la procedura è consigliabile consultare un avvocato specializzato in diritto di famiglia o rivolgersi direttamente alla Prefettura competente per una prima informazione.