Avete scelto il nome. Forse vi piace molto, forse siete abbastanza convinti. Eppure una domanda non vi abbandona: "E se tra dieci anni mi pento?"
La paura di rimpiangere il nome del proprio figlio è una delle ansie più diffuse tra i genitori in attesa. È una paura comprensibile, perché si tratta di una decisione che durerà tutta la vita. Ma è anche una paura che si può affrontare e ridimensionare.
La paura di pentirsi nasce dalla combinazione di due fattori: l'irreversibilità percepita della decisione e l'impossibilità di conoscere il futuro. Non puoi sapere con certezza come si svilupperà la personalità di tuo figlio, come evolverà il gusto culturale nei prossimi decenni, o come quel nome suonerà nel contesto di vita adulta del bambino.
Di fronte a questa incertezza, la mente tende a proiettare scenari negativi. "E se diventa un nome demodé? E se lo prendono in giro? E se da adulto non lo ama?"
Gli psicologi chiamano questo fenomeno in vari modi, ma in sostanza descrivono una tendenza umana molto comune: più una decisione sembra definitiva e difficile da correggere, più la paura di sbagliare cresce. Il nome del bambino attiva questa sindrome in pieno, perché viene percepito come una scelta permanente.
C'è una serie di verità concrete che possono aiutarti a ridimensionare questa paura.
La stragrande maggioranza degli adulti non ha un problema con il proprio nome. Anche chi porta un nome "strano" o demodé spesso finisce per sentirlo proprio, parte integrante della sua identità. Il nome diventa la persona, non viceversa.
Se avete scelto un nome con un significato bello, una storia interessante e un suono gradevole, le probabilità che vi pentiate sono molto basse. I nomi brutti diventano brutti per ragioni precise: sono scomodi, si prestano a storpiature, sono legati a mode passeggere. Un nome scelto con criterio e con gusto non ha queste debolezze.
Quando si parla di genitori che si sono "pentiti" del nome scelto, nella maggior parte dei casi il rimpianto non riguarda il nome come suono o significato, ma le pressioni che hanno ceduto o i compromessi fatti in modo affrettato. Chi sceglie un nome perché convinto dai nonni, o per stanchezza e non per amore, è più a rischio di rimpianto di chi ha scelto con consapevolezza.
Esistono alcuni indicatori pratici che suggeriscono che il nome che hai scelto è una buona scelta.
Se questi elementi sono presenti nella vostra scelta, la probabilità di rimpianto è molto bassa. Non zero, ma molto bassa.
La paura di pentirsi diventa un problema solo quando impedisce di decidere. Se la paura è così forte da bloccarvi in un ciclo infinito di ricerca e dubbio, è necessario affrontarla in modo attivo.
Non esiste un modo per essere certi al cento per cento che una scelta sia giusta prima di viverla. Questo vale per il nome del bambino come per molte altre decisioni importanti della vita. Accettare questa incertezza è il primo passo per uscire dal blocco.
Se avete dedicato tempo e attenzione alla scelta, se avete valutato i criteri importanti, se siete entrambi convinti: avete fatto il lavoro necessario. La paura residua non è un segnale che avete sbagliato: è semplicemente la paura normale di fronte a qualcosa di importante.
Continuare a chiedere l'opinione di amici, familiari e sconosciuti su Internet non riduce la paura: la amplifica, perché ogni nuova opinione aggiunge un nuovo elemento di dubbio. Se il nome è stato scelto con cura, smetti di cercarne la conferma fuori di te.
In rari casi accade: il bambino nasce, il nome viene registrato, e dopo qualche mese il genitore si rende conto che quella scelta non funziona. È possibile, in Italia, cambiare il nome del bambino attraverso una procedura legale specifica. Non è semplice, ma esiste.
Sapere che una via di uscita teoricamente esiste non significa che debba essere usata facilmente. Ma può aiutare a ridimensionare la paura: la decisione non è così irreversibile come sembra.
Nella pratica, però, quasi tutti i genitori che temevano di pentirsi raccontano la stessa cosa: dopo aver visto il bambino, dopo i primi giorni passati a chiamarlo per nome, il nome diventa quella persona. Il dubbio sparisce da solo.